Satriano

Scopri insieme a noi Satriano, la greca Cecino suggestivo angolo della regione calabra i cui frammenti della storia antica sono ancora visibili nell’abitato più moderno e, ricomponendoli, si può ricostruire il favoloso mosaico del suo passato.

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La Calabria è una terra ricca di bellezza e anche di contraddizioni. Terra di conquiste, di lotte, di distruzioni e ricostruzioni. Non sempre furono le guerre a generare dolore, a volte anche la natura contribuì a cancellare ciò che di bello la mano dell’uomo aveva creato. È quanto accadde al borgo di Satriano, le cui bellezze furono gravemente danneggiate dal disastroso sisma che colpì la Calabria nel 1783. I frammenti della storia antica di questo suggestivo angolo della regione calabra sono ancora visibili nell’abitato più moderno e, ricomponendoli, si può ricostruire il favoloso mosaico del suo glorioso passato.

Satriano sorge sulla costa ionica, nel comprensorio di Catanzaro e abbraccia una vasta area che, dalla costa giunge a circa 1000 s.l.m., passando per una zona collinare. Diverse sono le specie di alberi che caratterizzano questo vasto territorio: in collina abbonda l’ulivo, mentre nella parte alta vi sono molti castagneti. Le antiche origini di Satriano ci conducono alla Magna Grecia, l’epoca in cui, in Calabria, nascevano le prime colonie. A quel tempo, il borgo con tutta probabilità era chiamato Cecino, con riferimento all’omonimo fiume (l’odierno Ancinale). Il nome mutò in quello attuale, probabilmente in epoca bizantina.

Come il resto della regione, infatti, anche Satriano subì la dominazione dei bizantini, per i quali le continue incursioni dei saraceni costituirono una minaccia costante. Il nostro borgo però non subì alcun danno da parte dei pirati arabi, protetto com’era dalle sue montagne e dal suo poderoso castello, che pare fosse il più grande di tutta la Calabria a quel tempo.

A quella dei bizantini, seguì la dominazione dei normanni e il castello di Satriano divenne il simbolo dei potere di Ruggero d’Altavilla, al quale suo fratello Roberto aveva affidato il governo di gran parte della Calabria. Fu proprio questo sovrano a volere che la Chiesa Matrice, costruita dai bizantini, fosse chiamata Santa Maria d’Altavilla.

In epoca feudale, Satriano godeva di una grande importanza e controllava i casali di Davoli, San Sostene e Cardinale i quali si erano formati a causa degli spostamenti degli stessi abitanti di Satriano, per motivi legati alle attività agricole o alla pastorizia. Dopo l’avvicendarsi delle casate che, in varie epoche, estero il loro dominio su tutta la Calabria, il borgo di Satriano conobbe un lungo periodo di pace e stabilità sotto la dominazione dei principi Ravaschieri Fieschi-Filangieri. Furono proprio il principe Filippo, ultimo discendente dei Ravaschieri e la sua sposa Teresa Filangeri a far sì che, da Napoli, fossero inviati a Satriano medicinali, viveri e indumenti in occasione della catastrofe sismica che colpì la Calabria intera nel 1783 e ridusse in frantumi i bellissimi palazzi, i portali, le chiese dell’antico borgo con i loro magnifici affreschi. Tra le testimonianze della storia più antica di Satriano, sopravvissute alla furia delle catastrofi naturali, ci sono il frontespizio greco della Chiesa Matrice e lo splendido stemma marmoreo dei Ravaschieri, ora sistemato su una piccola fontana all’entrata del paese.

La suggestione della storia e quella degli scenari naturalistici sono, oggi, le maggiori risorse di questo territorio che, nonostante le passate sventure, sa trasmettere ancora il suo fascino, anche attraverso le tipiche manifestazioni a carattere religioso, che si svolgono da secoli. Tra queste segnaliamo “A Cumprunta”, che si svolge durante la Settimana Santa e le solenni celebrazioni in onore di San Cosma e Damiano del 26 e 27 settembre.

Tra i monumenti di maggiore interesse segnaliamo la Chiesa Matrice di Santa Maria d’Altavilla, la bellissima statua marmorea raffigurante Sant’Agata, risalente al 1549 e poi la suggestiva Torre Ravaschiera, costruita intorno al 1500. Essa sorge nella zona di Satriano Marina, a circa un chilometro dal mare ed è l’unico mastio del comprensorio di Soverato ad essere ancora in piedi. Ha una costruzione a pianta quadrangolare e fa parte di tutto un insieme di torri cavallare disseminate sulle coste della Calabria e realizzate per volere del vicerè di Napoli, Don Pedro de Toledo, per difendere il territorio dagli attacchi dei saraceni.

di Angela Rubino | 29 agosto 2016

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